L'uomo protetto dagli scacchi e dagli alieni

Se cercate il nesso fra alieni e scacchi, corruzione e federazioni internazionali, fate un salto a Elista, Calmucchia, repubblica buddista del Caucaso russo tra le aree più povere della Federazione Russa. Questo è il regno di uno degli uomini più discussi di Russia, un miliardario buddista eletto presidente diciassette anni fa. Un presidente con il pallino per gli scacchi.
13 GIU 10
Ultimo aggiornamento: 23:26 | 10 AGO 20
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Se cercate il nesso fra alieni e scacchi, corruzione e federazioni internazionali, fate un salto a Elista, Calmucchia, repubblica buddista del Caucaso russo tra le aree più povere della Federazione Russa. Questo è il regno di uno degli uomini più discussi di Russia, un miliardario buddista eletto presidente diciassette anni fa. Un presidente con il pallino per gli scacchi. E il supporto degli alieni, svelato in televisione davanti a milioni di spettatori convinti che l’uomo fosse stato prelevato per una passeggiata cosmica da amici extraterrestri. A Elista le strade sono intitolate a re e regine di scacchi, ogni ragazzino conosce le regole della scacchiera meglio delle tabelline, e su una collina sorgono casette da sogno destinate agli scacchisti e ai loro tornei.

Ma la follia di questo presidente sostenuto dal Cremlino, osannato dai sudditi impauriti, e detestato dalla sparuta opposizione locale, non è limitato agli stretti confini di una minuscola repubblica nella steppa: Iljumzhinov è anche il rispettato presidente della FIDE, la Federazione Internazionale degli Scacchi. E’ un mistero come Iljumzhinov abbia convinto le federazioni di scacchi nazionali del mondo, e se non è grazie alla sua immensa fortuna personale, dev’essere per l’intervento degli alieni, visto che a giudicare dal misero stato della Calmucchia le sue abilità amministrativo-organizzative sono molto mediocri. A lamentarsi della gestione di Iljumzhinov della FIDE sono in molti: “Con Iljumzhinov la Russia ha perso le ultime tre olimpiadi di scacchi, e nella partita per il campionato per la prima volta dal 1921 non hanno partecipato i russi!” ha detto Garry Kasparov al ‘New Times’. “Senza contare il crollo nell’interesse mondiale per gli scacchi”, aggiunge Anatoly Karpov a ‘Ogoniok’, “e la marginalizzazione di un gioco che ai miei tempi era popolare quanto il tennis o il basket”.

Da qualche mese però il regno di Iljumzhinov alla FIDE è in pericolo, e l’attacco è arrivato da chi ci si aspettava più fedele: la Federazione Nazionale di Scacchi Russa (RCF). Da casa, insomma. Qualche settimana fa i membri della RCF si sono ribellati, e mollando il calmucco, hanno sostenuto la candidatura di un nome noto anche a chi di scacchi ignora tutto: Anatoly Karpov, Grande Maestro Internazionale dal 1969 e campione del mondo per l’URSS dal 1975 al 1985. Ma a definire illegittima la seduta è subito intervenuto Arkady Dvorkovich, segretario del board della RCF e figlio di un famosissimo arbitro russo di scacchi. Ma soprattutto potentissimo consigliere economico di Vladimir Putin prima e di Dmitry Medvedev oggi. A dimostrazione che in Russia scacchi e politica sono sempre connessi, e non solo da quando Kasparov è l’opposizione russa, e a conferma della stima che il presidente intimo degli alieni gode al Cremlino. Se Dvorkovich ha sostenuto il miliardario scacchista, dalla parte di Karpov si è schierato il russo Vladimir Kramnik, l’inglese Nigel Short, e anche Magnus Carlsen, prodigio diciannovenne e numero 1 nel rank della FIDE. In poche settimane sono piovuti i sostegni delle federazioni degli USA, Inghilterra, Spagna, Francia etc. Ancora in dubbio l’Italia, interpellata dal ‘Foglio’, mentre l’unica, per il momento, a schierarsi con Iljumzhinov, è stata la federazione turca.

Ma soprattutto dalla parte di Karpov c’è l’Arcinemico,
colui che nel 1985 gli strappò il trono di campione mondiale: Garry Kasparov. Ultima mossa nella vicenda che da settimane sta appassionando la Russia, la notizia che Iljumzhinov ha querelato per calunnia Karpov: non c'è nessuna prova che il presidente calmucco corrompa i paesi della federazione, e Karpov dovrà vedersela in tribunale. La Federazione Scacchi Russa non è detto che riesca a riformare le cose: lo scorso inverno – in un episodio molto simile – la federazione dei cineasti si era spaccata tra chi sosteneva Nikita Mikhalkov, lo storico presidente, e chi voleva un cambiamento verso rappresentanti scelti democraticamente e per meriti validi, e non imposti dalla politica: nel caso dei registi, sconfitti furono quelli che volevano il cambiamento. Per gli scacchisti, si dovrà aspettare settembre, quando a Khanty-Mansiysk, petroliosissima città della provincia russa, si terranno le olimpiadi di scacchi e si deciderà se presidente sarà un politicante protetto dal Cremlino e dagli alieni, o uno dei più celebri scacchisti di tutti i tempi.